Valentina Monda e la metamorfosi del Sacro
Dal progetto Pon “Un volo verso il futuro” nasce la mostra dell’artista pomiglianese assieme ai suoi allievi. L'apertura è sabato 16 maggio presso la Chiesa di San Felice in Pincis a Pomigliano d'Arco

Di Felice Massimo De Falco
Nell’arte di Valentina Monda la trasformazione non è solo tema, ma sostanza vitale. Artista pomiglianese nata il 25 ottobre 1985, infonde una magia alchemica in ogni gesto creativo, facendo dialogare materia e spirito in un continuo trans-former che rinnova il visibile e l’invisibile.
In questo progetto sceglie però con generosa discrezione di non porsi al centro della scena, lasciando che siano i suoi studenti del Liceo Cantone di Pomigliano d'Arco i veri protagonisti di un percorso che trasfigura l’eredità antica in respiro contemporaneo.
La mostra nasce intorno alla Pala d’Altare di Teodoro d’Errico (Dirck Hendricksz), opera cardine custodita nella Chiesa di San Felice in Pincis: un dialogo profondo tra eredità cinquecentesca e sguardo nuovo, impregnato di implicazioni bibliche e di quel senso di custodia del Bello che l’Articolo 9 della Costituzione eleva a dovere civico.
«Io amo l’arte per amore dell’arte – racconta Valentina –. La mia unica missione è trasmettere ai ragazzi il senso profondo della bellezza e della cura di ciò che ci circonda. Non voglio essere protagonista: voglio che lo siano loro».
Il suo legame con l’arte ha radici profonde nell’infanzia. «Avendo sempre manifestato una spiccata attitudine per il disegno, ho perfezionato le mie capacità prima attraverso percorsi di formazione privata, e successivamente frequentando l’Accademia.
Cresciuta in un ambiente intriso di arte grazie a mio padre, storico dell’arte, e a una cara zia pittrice, ho trasformato la mia più grande passione in una professione».
Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dal disegno approda alle tecniche pittoriche e all’incisione, con particolare predilezione per la xilografia.
Fin dal 2005 ottiene il premio alla carriera a “Luci e Ombre Vesuviane”, rivelando un legame viscerale con il territorio vesuviano. Docente di Disegno e Storia dell’Arte, si è formata accanto a maestri come Guglielmo Longobardo e Giuseppe Leone.
Proprio su quest’ultimo si sofferma con gratitudine: «Credo che l’incontro con un bravo insegnante possa cambiare la vita. Io ho avuto la fortuna di incontrare dei “veri maestri” che mi hanno indirizzata verso la conquista di una mia identità artistica, credendo sempre in me, incoraggiandomi e facendomi sentire preziosa.
Il professore Giuseppe Leone, artista ed ex professore di tecniche pittoriche all’Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato un grande punto di riferimento nella mia formazione e mi ha sempre valorizzata. Credo che “il vero Maestro non renda mai dipendenti i suoi seguaci e i suoi discepoli;
li aiuti a essere indipendenti, a essere liberi”. Spero di poter essere, un giorno, qualcosa di simile per i miei allievi».
Valentina Monda ha inizialmente portato i suoi ragazzi all’interno della Chiesa di San Felice in Pincis a vedere “de visu” la Pala d’altare: “Siamo stati tre ore sul posto ad osservare ogni dettaglio, siamo poi tornati nelle aule, abbiamo iniziato a fare dei bozzetti, disegni preparatori.
Lì ci siamo resi conto che da quando volevamo fare una riproduzione fedele della Pala, alla fine sono fuoriusciti lavori stupendi in chiave contemporanea. Abbiamo poi trasportato sulla tela, non solo una riproduzione fedele della Pala, ma altre tre o quattro riproduzione contemporanee.”
In questo progetto la Pala di Teodoro d’Errico – fiammingo italianizzato che fonde minuzia nordica e colore luminoso del Sud – diventa Biblia Pauperum viva. «Abbiamo studiato con calma la composizione, la simbologia e soprattutto la luce – spiega Valentina –.
Quella luce che per d’Errico è grazia divina. I ragazzi hanno capito che dietro ogni dettaglio c’è un racconto biblico profondo».
Il percorso si è articolato in tre fasi: analitica, di consapevolezza identitaria e creativa. Dopo aver interiorizzato il valore civico della tutela, hanno tradotto il sacro antico in codici contemporanei – street art, tecniche miste, digitale, pop art, fumetto.
«In un mondo che va veloce – sottolinea Monda – ho insegnato loro a concentrarsi sui dettagli, a spendere tempo e passione per creare qualcosa di autentico, rispettando sempre la loro libertà espressiva».
Ne sono nate opere intense di fede, contrasti cromatici saturi e drammatici, quasi ribeiriani.
Il laboratorio ha anche tessuto legami umani preziosi: «I ragazzi hanno potuto socializzare, collaborare e ritrovarsi davvero, al di là dei social. Hanno riscoperto il piacere di stare insieme intorno alla bellezza».
Nella sua produzione ritornano costantemente emozioni, passioni e il corpo inteso come «macchina perfetta» per esprimerle. «L’atto creativo non è mai una questione di istinto – precisa –. Ogni creazione nasce da un percorso rigoroso: studio profondo, preparazione, incubazione, illuminazione, valutazione e realizzazione. Dietro ogni mia opera c’è esperienza di vita».
La sua arte possiede anche una dimensione erotica profonda e colta. «L’arte è un atto erotico? Ti rispondo con una frase che spesso ripeto ai miei allievi nell’affrontare l’erotismo del ’900.
Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un “porco” di Egon Schiele. Sì la mia arte è erotica, spesso i miei soggetti ammiccano, comunicano con il corpo».
Un filo rosso di metamorfosi attraversa tutta la sua ricerca, come nella personale TRANS-FORMER del 2013: «Un lavoro fondamentale che affronta l’identità di genere. Ho dato voce al corpo di una persona transgender che si sentiva intrappolata, raccontando la sua vera anima. Le trasformazioni fanno parte della vita».
L’ouverture della mostra si terrà proprio nella Chiesa di San Felice in Pincis sabato prossimo alle ore 11, con ingresso libero. Un ritorno simbolico e potente nel luogo che custodisce l’opera originaria. Un caloroso ringraziamento va a Padre Leonardo Falco per la generosa ospitalità e per il grande contributo che sta offrendo alla valorizzazione dei giovani della comunità di Pomigliano. Una delle opere verrà donata, appunto, alla Chiesa di San Felice in Pincis.
In un’epoca di fugacità digitale, questo progetto riafferma l’arte come ponte tra storia e futuro, tra Logos biblico e sguardo contemporaneo. Le rielaborazioni esposte testimoniano una maturità sorprendente e restituiscono una comunità più consapevole del proprio genius loci, pronta a custodire e rigenerare la bellezza.
Il progetto è stato finanziato interamente dalla docente-artista e dai suoi ragazzi. Valentina Monda, con la sua verve discreta e inconfondibile, continua a ricordarci che l’arte autentica non riproduce il mondo – lo trasfigura, lo redime, lo rende nuovamente sacro. Ed è il concetto che ha lasciato ai suoi allievi. Questa esperienza è servita a creare un clima di sinergia ed empatia straordinario tra l’insegnante e gli allievi. E forse è questo il fine ultimo di un vero insegnante: cedere una parte di sè come lascito di un pezzo di vita insieme.
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