Marcello Daffinito, l'anima marinara di Pomigliano
Quarant’anni di impasti, sacrifici e passione
di Felice Massimo De Falco
Il cappello da marinaio non è un semplice copricapo per Marcello Daffinito. È un simbolo affettivo profondo che porta con sé da decenni. «Lo porto proprio per un simbolo a me molto affettuoso», racconta. «Quando avevo tredici anni c’era un pizzaiolo, Pasquale Parziale – pace all’anima sua – che aveva questo cappello da marinaio. Mi piaceva molto il suo stile mentre lavorava al banco.
Da piccolino mi rimaneva impressa quell’immagine e voglio trasmettere anch’io questa gioia». Questa immagine riassume perfettamente la storia di uno dei pizzaioli più autentici di Pomigliano d’Arco, titolare della Pizzeria Pulcinella. Gli inizi difficili e la gavetta rubata La carriera di Daffinito non è stata in discesa. Tutto è iniziato da lavapiatti a Secondigliano. Poi è arrivata la fase più formativa e dura: l’apprendistato.
«I pizzaioli di una volta erano molto gelosi dei loro segreti», ricorda. «Imparavo quasi di nascosto, a volte chiuso persino in bagno, osservando come lavoravano l’impasto».
L’esperienza chiave arriva alla storica pizzeria Brandi di Capodimonte, dove ha potuto approfondire le tecniche fondamentali: la lunga lievitazione, la scelta attenta dei grani e il rispetto assoluto per la tradizione napoletana. Nel 2000 prende la decisione più importante: apre la sua attività a Pomigliano. Per quindici anni lavora esclusivamente con consegna a domicilio.
Solo in un secondo momento, spinto dalle richieste dei clienti che volevano «sedersi come a casa», amplia il locale fino agli attuali circa quaranta coperti. «Hai il contatto diretto con la gente. È tutta un’altra cosa», sottolinea con soddisfazione.
La famiglia è sempre stata al centro del progetto. La moglie condivide la passione gestendo con dedizione il reparto fritti. Il figlio ha invece portato l’attività verso nuovi traguardi: iscritto all’AVPN, istruttore e protagonista di importanti competizioni. «Un aneddoto particolare che mi è rimasto molto al cuore», racconta Marcello con orgoglio, «è stato che alle Olimpiadi della Pizza mio figlio si è classificato secondo nella categoria pizza gourmet.
Vedendolo gioire su varie testate giornalistiche mi rende molto orgoglioso perché ho seminato molto bene». Padre e figlio rappresentano due anime complementari della stessa arte. Marcello resta fedele alla pizza tradizionale, mentre il figlio spinge sul gourmet con cotture più alte e lievitazioni più lunghe. «Abbiamo due tipologie diverse per accontentare tutta la fascia di clientela», spiega.
Dopo quattro decenni nel mestiere, Daffinito rivela la sua visione: «Il vero segreto sta negli abbinamenti degli impasti e della pizza. Oggi il cliente è molto esigente sul prodotto, sul gusto, perché gli piace provare cose nuove. Si gioca molto sulla qualità della materia prima, perché il cliente vuole assaporare tutto il contesto della pizza».
Qualità, studio costante e ascolto del cliente sono quindi gli elementi chiave che hanno permesso alla sua attività di resistere e crescere nel tempo. Il consiglio ai giovani pizzaioli Daffinito si rivolge con tono paterno ai tanti ragazzi che oggi si avvicinano al mestiere attraverso corsi rapidi: «Ben vengano i corsi, è un mistero bellissimo che non morirà mai e che ti dà tante soddisfazioni.
Però dico ai nuovi giovani: fermatevi un pochettino, andate più piano. Ci vogliono anni di esperienza. Perché non è solo facile fare la pizza: un pizzaiolo deve gestire sia come pizzaiolo sia come gestione di pizzeria. Sono due lavori contemporaneamente. Bisogna farsi le ossa». Un custode della tradizione a Pomigliano Marcello Daffinito incarna perfettamente il profilo del pizzaiolo-artigiano napoletano: umile nelle origini, tenace nella gavetta, orgoglioso della famiglia e rispettoso delle radici.
La sua pizza racconta una storia di sacrifici trasformati in sapore, di lievitazione lenta e di quel calore umano che solo chi ha fatto davvero la gavetta sa mettere nel piatto. A Pomigliano d’Arco, la Pulcinella non è solo una pizzeria.
È un luogo dove si conserva e si rinnova l’arte bianca napoletana, servita con passione da un maestro che ha navigato per quarant’anni tra impasti, forni e clienti sempre con la stessa passione di ragazzino.






